sabato 6 marzo 2010

Roma. Pantheon, cultura e turismo ostaggi dell'orario di chiusura

Ecco cosa è successo a Roma qualche giorno fa.






Da Il Corsera del 5 marzo. (GUARDA IL VIDEO) "Quattro minuti di troppo e il concerto al Pantheon viene bruscamente interrotto, perché il monumento chiude tassativamente alle 18. E’ accaduto domenica a Roma, dove il quintetto russo Bach Consort si apprestava ad eseguire l’ultimo movimento di Vivaldi quando è stato interrotto dalla custode della struttura che ha fatto cenno di fermare la musica. "

Mi chiedo

1) chi è reponsabile ( e cioè chi ha l'autorità delle decisioni e ne paga le conseguenze?) di quanto è successo e quanto succede tutti i giorni in tutte le amministrazioni pubbliche? In altre parole, c'è un dirigente che ha preso la decisione di chiudere oppure la signorina ha applicato pedissequamente un regolamento?

2) quando accadrà mai in Italia che chi fornisce un servizio pubblico si renderà conto che quelli che ne fruiscono sono i suoi "clienti", quelli che - in definitiva - gli pagano lo stipendio?

3) vista la stretta interrelazione tra servizi offerti dall'ente pubblico e economia del turismo, quali passi intende fare il Ministro del Turismo affinchè fatti come questo non debbano rappresentare una pubblicità negativa per il "Prodotto Turistico Italiano"?

domenica 28 febbraio 2010

...so che è stato escluso non per valutazioni tecniche.

Sto leggendo sul giornale di oggi una breve intervista con Arianna Fontana, medaglia di bronzo (una delle tre!) in short track (fondo) a Vancouver.
Parla (male) della squadra azzurra. Ingrata? Sembra che anche tra atleti ed allenatori del fondo ci sia quella italica abitudine di far andare avanti quello che ti è "simpatico", l'amico dell'amico, ... e non badare al solido (chi è il più bravo?).
Proprio ieri a tavola mi raccontavano di ingiustizie simili patite in altri sport da amici e parenti dei miei commensali, come se fosse la norma. Se la meritocrazia non c'è nemmeno nello sport, e (sembra) non c'è nemmeno in ospedale, ecc. ecc. come pretendiamo noi italiani di fare prodotti e servizi che competono sul mercato mondiale?

sabato 27 febbraio 2010

Che rendimenti dà l'investimento in un albergo?

Ho parlato con un amico di Roma, direttore d'albergo. Dice: se si deve credere a quello che si sente in giro, noi "teniamo" rispetto agli "altri". Certo mancano gli americani ed i giapponesi. I cinesi hanno budget risibili. C'è qualche brasiliano in più.
Le Rates sono in calo. Calano rispetto al 2008, che era già calato rispetto al 2007.
L'amico di Milano conferma. La città sta piano piano riprendendosi.
Qualche maggiore interesse per gestioni e l'acquisto di hotel nella capitale economica d'Italia lo sentiamo anche noi. Stiamo cercando hotel sia a Milano che a Roma. Ma anche in zone turistiche in gestione.
Però... la provincia è ancora in calo.

Da qualche giorno iniziamo a ricevere telefonate e domande per una consulenza su come ristrutturare il vecchio albergo, o comprarne uno. Mi sembra che ci sia del movimento. Probabilmente lo scudo fiscale sta funzionando: per chi ha disponibilità liquida, i nostri clienti ci propongono soluzioni di investimenti a reddito sicuro e soluzioni di sviluppo. E' innegabile che nel turismo (come dappertutto in Italia) servono soldi, per migliorare, rinnovare, rendere appetibile il prodotto italiano.
Il mio amico dirigente di banca mi dice che hanno molta liquidità, la sua direzione vuole aumentare gli impieghi. Gli parlo di un progetto immobiliare alberghiero e scuote la testa... no, loro quelle cose non le fanno.
Invece uno dei più importanti istituti di credito italiani sta facendo uno studio pilota nella zona di Taormina. Interessante. Attendiamo i risultati.

Un fondo mi chiama e chiede oggetti a reddito, investe solo con rendimenti superiori al sette/otto percento.
Mi domando: il settore alberghiero riesce a dare questi rendimenti? Ma specialmente a quali condizioni?