Filippo Donati, presidente nazionale di Asshotel, albergatore di Ravenna e caro amico, su Facebook ha postato la seguente immagine, accompagnata da una frase di scherno per la cliente che è stata irritata dal comportamanto dei vigili verso i vu comprà in spiaggia.
Ecco cosa gli ho risposto:
Caro Filippo. Ribadisco un concetto semplice semplice...se vado al mare NON VOGLIO essere testimone di un'aggressione, per quanto motivata, a chichessia, soprattutto se questo sta vendendo qualche straccio.
Io ne sono stato testimone in spiaggia a Cesenatico lo scorso anno, e la pressione mi è andata a mille, che è esattamente il contrario dell'obiettivo delle ferie.
Poi se vuoi parliamo del modo in cui fanno i concorsi da vigili per la spiaggia, prendono dei palestrati che hanno sì e no la 5 elementare e gli danno la patente di vigile...(quelli che ho visto io).
Completo il ragionamento.
Per il turista l'Italia non è più il posto bello, gioioso, spensierato, dove passare delle belle ferie.
Putroppo le ragioni per avere il muso lungo le abbiamo (hanno) in molti. Però anche quando si va al ristorante si sentono le urla tra cuoco e cameriere provenire dalla cucina.
L'Italia è diventato il posto dove NON SI PUO' andare a torso nudo, praticare il nudismo (dove?), mangiare un panino sui gradini di una chiesa, bere birra di notte, usare le infradito (chi me l'ha detto?) ecc ecc.
Il Paese dei divieti. Noi siamo abituati a queste cazzate, i turisti no. Quindi... vogliamo eliminare i vu compà dalle spiagge della Romagna? bene... chiudili in gabbia e buttali a mare, ma lontano dai miei occhi (ehi, scherzo!)
Il punto è che la politica turistica non la può fare il comandante della polizia municipale.
A San Lugano un paesino in prov. di BZ, subito prima di entrare in val di Fiemme arrivando da Ora, c'è il limite dei 50Km/ora (con autovelox) su una ampia strada in discesa.
TUTTI (facciamo un sondaggio?) quelli che vanno in vacanza a Moena e dintorni quando arrivano a casa trovano la multa di questo cazzo di paesino (mi scusino gli abitanti che suppongo molto carini.. però il loro unico vigile non lo è, visto che abbiamo violentemente discusso al telefono per mezz'ora)
Io facevo i 57Km/ora meno 5 di bonus, = 52Km/ora. Multa di 50 Euro.
Il Trentino spende milioni di Euro per portare turisti in montagna e questo paesino della prov. di BZ incassa per ogni auto da 50 a 170 euro o più.
So che la multa è arrivata anche a molti sindaci delle valli di Fassa e Fiemme, e che c'è stata una protesta di detti sindaci che capiscono come quelle multe siano esattamente il contrario di una corretta politica di promozione turistica... nulla.
Ecco quando mi sgolo e parlo di "prodotto turistico" coerente. Questo è un esempio. Bisogna mettere al centro il cliente. E lo sviluppo complessivo della zona.
Francamente a vedere tutte queste incoerenze relative al prodotto turistico mi arrabbio.
Immagino che molti possano pensare che i vu comprà in spiaggia disturbano, vero, così come non è bello vedere gente che gira a torso nudo per le strade d'estate, sarà, oppure che bere birra non educatamente seduti al bar ma per le strade di Roma disturba, credo di sì... ecc. ecc.
Io però mi chiedo - in generale - dove si va a finire con tutte queste ordinanze e divieti, e nello specifico che cosa pensano i nostri turisti di fare le vacanze in un posto dove rischi 3000 Euro di multa per aver comprato degli occhiali griffati da 5 Euro che probabilmente porti 3 volte e poi butti via.
Non so dare una risposta, pongo il problema, perchè le risposte date finora non mi sembrano molto utili all'industria turistica (e neanche a noi italiani in generale... ma possibile che io nato a Verona, non possa se ne ho voglia, sedermi su una panchina della mia città a mangiare un panino? Ovviamente raccogliendo tutte le cartacce)
President PLANETHOTEL.NET Hotel Advisory and Consultancy, Hotel Project Management, Hotel Building & Contract. We focus on the hardware of hospitality. Torna a PLANETHOTEL.NET
domenica 5 agosto 2012
sabato 4 agosto 2012
Nuotatore o Spadaccino?
TI PIACE L'ITALIA
DEL NUOTO
O DELLA SCHERMA?
A Londra abbiamo visto le due facce dell'Italia.
L'Italia individualista, geniale, arrogante. Che se vince "sono bravo io" e se perde è colpa degli altri.
Poi c'è l'Italia dell'impegno, del gioco di squadra, del valore anche dell'ultimo arrivato (Luigi Samele, nel caso della sciabola, che ci ha regalato il bronzo)

Sui giornali vanno i nuotatori che strapitano e fanno le primedonne. Bravissimi quando vincono. Penosi quando perdono.
Anche nel business, come nello sport e in politica, belle donne un po' aggressive, niente a che vedere con le nostre compagne quelle che condividono con noi gioie e dolori.
Le medaglie quest'anno le hanno prese gli altri, gli spadaccini, quelli che sgobbano e fanno i fatti.
E le altre, quelle un po' meno belle, ma molto molto più concrete, affiatate, altruiste.
===
Se questa crisi ci deve insegnare qualcosa è che dobbiamo essere un po' più come i nostri spadaccini.
L'economia di Germania e America (lasciamo stare quella cinese!) si fondano sul lavoro di squadra, sulla fiducia in chi guida, ma anche sulla partecipazione e adesione entusiasta ad un progetto.
Gli italiani invece? Se sono più di tre attorno ad un tavolo, ognuno tira da una parte diversa. Quando uno parla? Giù critiche. Alla fine della riunione? Nessun obiettivo per un passo successivo.
Forse tu caro lettore pensi che non è sempre così. Menomale. Non sempre.
DEL NUOTO
O DELLA SCHERMA?
A Londra abbiamo visto le due facce dell'Italia.
L'Italia individualista, geniale, arrogante. Che se vince "sono bravo io" e se perde è colpa degli altri.
Poi c'è l'Italia dell'impegno, del gioco di squadra, del valore anche dell'ultimo arrivato (Luigi Samele, nel caso della sciabola, che ci ha regalato il bronzo)
Sui giornali vanno i nuotatori che strapitano e fanno le primedonne. Bravissimi quando vincono. Penosi quando perdono.
Anche nel business, come nello sport e in politica, belle donne un po' aggressive, niente a che vedere con le nostre compagne quelle che condividono con noi gioie e dolori.
Le medaglie quest'anno le hanno prese gli altri, gli spadaccini, quelli che sgobbano e fanno i fatti.
E le altre, quelle un po' meno belle, ma molto molto più concrete, affiatate, altruiste.
===
Se questa crisi ci deve insegnare qualcosa è che dobbiamo essere un po' più come i nostri spadaccini.
L'economia di Germania e America (lasciamo stare quella cinese!) si fondano sul lavoro di squadra, sulla fiducia in chi guida, ma anche sulla partecipazione e adesione entusiasta ad un progetto.
Gli italiani invece? Se sono più di tre attorno ad un tavolo, ognuno tira da una parte diversa. Quando uno parla? Giù critiche. Alla fine della riunione? Nessun obiettivo per un passo successivo.
Forse tu caro lettore pensi che non è sempre così. Menomale. Non sempre.
martedì 5 giugno 2012
Dai, Gnudi, dai!!!
Sono certo che questa è una strada giusta da percorrere.
E' solo un primo passo... ma come si sa in montagna si fa un passo alla volta.
TURISMO: CIRILLO (PD),DARE AGEVOLAZIONI PER RISTRUTTURAZIONI
- ROMA, 5 GIU -
"Chiediamo al ministro Gnudi di prevedere nel Decreto Sviluppo delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni per le strutture turistico/ricettive, come già avviene per i privati passando, dal 36% al 50% del costo degli investimenti con un limite di spesa massimo individuato dal Governo'.
Si tratta di uno dei punti che PLANETHOTEL.NET ha messo in agenda da mesi, e che oggi viene riproposto con forza dall'On. Cirillo.
Ovviamente non è un'idea di PLANETHOTEL.NET solamente. L'abbiamo condivisa con molti albergatori di buon senso, a partire dall'amico Filippo Donati.
E' uno dei temi che abbiamo messo in rilievo fin dai convegni dello scorso anno. E che è stato oggetto di uno specifico intervento nel convegno nazionale del 18 Novembre scorso a Bologna.
E' nostra convinzione che agevolare gli hotel che desiderano ristrutturare è un modo per far muovere l'economia italiana (edilizia e arredo).
Nel corso della nostra attività di supporto e project management per gli albergatori e gli architetti che si occupano di progettazione e ristrutturazione degli hotel, ci siamo fatti la convinzione che senza modifiche sostanziali alla legislazione sia fiscale che urbanistica, molti piccoli hotel sono destinati a chiudere per abbandono.
La richiesta rivolta al Ministro del Turismo, il bolognese Gnudi, adesso arriva dal responsabile Turismo del Pd, Armando Cirillo.
'E' una misura fondamentale - spiega - che consentirebbe non solo di dare una spinta generale all'economia, ma anche e soprattutto di rilanciare gli investimenti nel turismo riqualificando le strutture alberghiere italiane che devono raggiungere livelli di qualità elevata per competere. E' una misura che potrebbe essere utilizzata anche per consentire alle imprese ricettive di adeguarsi alle normative antincendio entro i termini stabiliti dalla legge. Sarebbe un segnale importante per il turismo italiano - conclude Cirillo - un comparto fondamentale della nostra economia che aspetta misure di questo tipo da tanto tempo'.
Sono d'accordo con Armando Cirillo, e lo ringrazio di aver postato il suo appello direttamente sulla mia pagina FB. Credo che nessuno possa dirsi contrario.
E' il caso di una norma condivisa, che fa bene al settore, all'economia, e all'Italia. Un pezzetto di quel "piano città" che il governo dovrebbe varare a giorni.
Chiedo anche ai deputati e senatori di tutti gli schieramenti di sostenere questa idea.
Gnudi, se ci sei.... fatti sentire.
Non è un intervento organico, ma un buon primo passo.
E' solo un primo passo... ma come si sa in montagna si fa un passo alla volta.
TURISMO: CIRILLO (PD),DARE AGEVOLAZIONI PER RISTRUTTURAZIONI
- ROMA, 5 GIU -
"Chiediamo al ministro Gnudi di prevedere nel Decreto Sviluppo delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni per le strutture turistico/ricettive, come già avviene per i privati passando, dal 36% al 50% del costo degli investimenti con un limite di spesa massimo individuato dal Governo'.
Si tratta di uno dei punti che PLANETHOTEL.NET ha messo in agenda da mesi, e che oggi viene riproposto con forza dall'On. Cirillo.
Ovviamente non è un'idea di PLANETHOTEL.NET solamente. L'abbiamo condivisa con molti albergatori di buon senso, a partire dall'amico Filippo Donati.
E' uno dei temi che abbiamo messo in rilievo fin dai convegni dello scorso anno. E che è stato oggetto di uno specifico intervento nel convegno nazionale del 18 Novembre scorso a Bologna.
E' nostra convinzione che agevolare gli hotel che desiderano ristrutturare è un modo per far muovere l'economia italiana (edilizia e arredo).
Nel corso della nostra attività di supporto e project management per gli albergatori e gli architetti che si occupano di progettazione e ristrutturazione degli hotel, ci siamo fatti la convinzione che senza modifiche sostanziali alla legislazione sia fiscale che urbanistica, molti piccoli hotel sono destinati a chiudere per abbandono.
La richiesta rivolta al Ministro del Turismo, il bolognese Gnudi, adesso arriva dal responsabile Turismo del Pd, Armando Cirillo.
'E' una misura fondamentale - spiega - che consentirebbe non solo di dare una spinta generale all'economia, ma anche e soprattutto di rilanciare gli investimenti nel turismo riqualificando le strutture alberghiere italiane che devono raggiungere livelli di qualità elevata per competere. E' una misura che potrebbe essere utilizzata anche per consentire alle imprese ricettive di adeguarsi alle normative antincendio entro i termini stabiliti dalla legge. Sarebbe un segnale importante per il turismo italiano - conclude Cirillo - un comparto fondamentale della nostra economia che aspetta misure di questo tipo da tanto tempo'.
Sono d'accordo con Armando Cirillo, e lo ringrazio di aver postato il suo appello direttamente sulla mia pagina FB. Credo che nessuno possa dirsi contrario.
E' il caso di una norma condivisa, che fa bene al settore, all'economia, e all'Italia. Un pezzetto di quel "piano città" che il governo dovrebbe varare a giorni.
Chiedo anche ai deputati e senatori di tutti gli schieramenti di sostenere questa idea.
Gnudi, se ci sei.... fatti sentire.
Non è un intervento organico, ma un buon primo passo.
domenica 13 maggio 2012
Una soluzione per ridisegnare la costa romagnola
Nel mio post del 26 febbraio citavo la proposta di legge dell'onorevole Elisa Marchioni, che vorrebbe favorire "mutui agevolati per l'acquisto di immobili alberghieri e defiscalizzazione delle attività di compravendita di hotel da parte dei gestori".
Sento ripetere questa proposta in varie sedi, convegni e discussioni private, come fosse una soluzione definitiva per la riqualificazione delle strutture alberghiere, soprattutto quelle piccole, in particolar modo se accompagnata da misure che favoriscano il rinnovo e la ristrutturazione.
Vorrei qui ricordare che nel post citato mi ero detto favorevole all'idea, all'interno di un contesto più vasto di misure a favore del turismo.
Mi riferivo in quel post a misure che favoriscano il "management" alberghiero, e la nascita di "fondicomuni di investimento di tipo alberghiero". Rimando a quel post per gli approfondimenti. Noto però che nessuno ha colto la forza innovativa di queste proposte.
Ribadisco quindi che io sono estremamente favorevole sia alle misure di sostegno ai gestori per l'acquisto degli hotel da loro condotti, e soprattutto le misure che permettono di ottenere agevolazioni fiscali per chi ristruttura l'hotel.
Temo però che non siano sufficienti, e anzi che senza l'attivazione di altre soluzioni, non avranno quegli effetti che ci si vorrebbe attendere.
In questo post desidero concentrarmi sulla proposta di legge che tende a favorire l'acquisto delle piccole strutture alberghiere da parte dei gestori.
La mia tesi è che questa proposta, se attuata, avrà scarso successo, e che la "politica urbanistica delle città turistiche" dovrebbe avere come scopo quello di facilitare l'accorpamento delle strutture alberghiere e non di perpetuare il nanismo del nostro turismo.
Quello che si definisce "nanismo" è il fenomeno per cui il numero medio delle camere d'hotel in Italia è circa 30 (dire che in Italia la media è 31 e che in Francia la media è 30, non spiega né giustifica) ed ha la conseguenza di un altissimo numero di hotel troppo piccoli da essere gestiti managerialmente, con redditività troppo bassa per essere oggetto di ristrutturazione, con aspettative da parte delle proprietà di riconversione in residenziale, con il conseguente abbandono e degrado.
Al fenomeno del nanismo ha contribuito anche l'esplosione dei bed & breakfast e degli agriturismi che in molti casi fanno una forte concorrenza diretta agli hotel, e che abbassano ulteriormente il numero medio delle camere in strutture ricettive.
Leggerò il fenomeno da due punti di vista, quello dell'economia dell'hotel e quella della pianificazione della città
1. L'economia di un piccolo hotel degradato
Immaginiamo di essere il gestore di un piccolo hotel di Rimini, Riccione, Cattolica, o di un'altra città di mare. Gestiamo 30 camere con contratti annuali, rimanendo però effettivamente aperti solo sei mesi (da Pasqua a Settembre).
Paghiamo un affitto di circa 2500 Euro a camera, forse meno visto che gli ultimi inquilini sono fuggiti e non hanno nemmeno saldato il loro debito.
Il fatturato che riusciamo ad ottenere nella stagione è di circa 200 mila euro (più quello per i servizi FB). Tolti affitto e spese ci rimane un reddito dignitoso per la nostra famiglia, in parte in nero. Se dovessimo anche pagare tutte le tasse... Certo l'hotel avrebbe necessità di manutenzioni ma non essendo nostro, non investiamo. Contemporaneamente il proprietario non investe perchè teme che non accetteremmo un aumento dell'affitto, e poi lui ha in mente di trasformarlo in residenza.
Abbiamo fatto l'ipotesi di acquistarlo, l'hotel è messo malino. Il prezzo di cui abbiamo parlato era di 60.000 Euro a camera (1,8 milioni). Il proprietario avrebbe voluto qualche cosa di più, ma noi non crediamo di poter affrontare una cifra simile.
Abbiamo qualche soldo da parte, ma la banca oggi non finanzia più del 50-60%. Vorrebbe dire avere circa 800.000 Euro liquidi che non abbiamo.
Se la banca accettasse di farci un prestito più importante (ad esempio fino a coprire tutta la cifra) per restituire il debito dovremmo pagare un mutuo di circa 150.000 Euro all'anno.
E' chiaro che con un hotel che rende solo 200.000 (*) Euro di appartamento non val la pena.
Dovremmo allora pensare a ristrutturare.
Al prezzo pagato per l'acquisto dovremmo aggiungere altri 7-800.000 Euro (ho calcolato circa 25.000 Euro a camera, che è molto ragionevole)
In totale l'operazione comporta un investimento di 2,6 milioni per 30 camere (se tutto va bene, visto che queste cifre mi sembrano molto ottimistiche).
Però l'investimento e la ristrutturazione mi permetterebbero di avere un bel albergo di alta qualità, sostanzialmente un 4 stelle (non importa se lo vorrò classificare 3). Dovessi chiedere un mutuo alla banca, e la banca me lo volesse dare, pagherò oltre 200.000 Euro all'anno.
Contemporaneamente però, ritengo di poter aumentare sia l'occupazione sia il prezzo medio, oltre al numero dei servizi aggiuntivi.
Però,... però.... Ho sempre un piccolo hotel di trenta stanze, se volessi far arrivare un pullman di 50-60 persone forse non riuscirei nemmeno ad accomodarlo. Se poi avessi in casa un pullman di persone non mi resterebbe più una camera per i clienti singoli. Tutte cose che chi gestisce un hotel sa bene, così come sa bene che deve avere almeno 60-70 camere o più per ottenere quelle economie di scala che servono per fare margini ai giorni d'oggi.
Ma, siamo ottimisti. Diciamo che riesco a portare il fatturato da circa 200mila euro a circa 380.000-400.000 (includendo i servizi FB, si può arrivare a oltre 600.000 Euro).
Del fatturato camere la metà, o poco più servirebbero a ripagare il mutuo, e la metà andrebbero in costi.
Chi me lo fa fare? Infatti non lo faccio.
2. La questione urbanistica
Vediamo invece il secondo lato della questione, e cioè la questione urbanistica.
Immaginiamo per una volta che ci siano 6 hotel attigui di 30 camere ciascuno. Se uno o due di questi verranno venduti e ristrutturati, e gli altri quattro no, la città che li ospita rischia di assomigliare al vestito di Arlecchino, con un bel alberghino ristrutturato a fianco di hotel di peggiore qualità, con un contrasto anche tra clientele.
Gli hotel ristrutturati sono gestiti da persone molto volenterose, ma nell'intervenire non hanno seguito un progetto comune, nè avrebbero potuto, essendo partite da realtà diverse, in tempi diversi, con obiettivi e architetti-consulenti diversi.
La soluzione più ragionevole sarebbe che via via un proprietario acquistasse tutti gli altri cinque hotel, li abbattesse e li ricostruisse, secondo un piano di ridisegno della città concordato con l'amministrazione cittadina, possibilmente anche liberando un po' di superficie, e nascondendo entroterra alcuni servizi come i garage o i locali tecnici.
Questa soluzione che sembra più ragionevole va anch'essa a cozzare col fatto che oggi non si trova un investitore che voglia investire nelle città di mare, e per la rigida logica dei numeri. Perché facendo un rapido conto il costo dell'operazione sarebbe 180 camere x 120.000 Euro (almeno, tra acquisto e ricostruzione), un investimento totale di circa 21 milioni, una rata annua di circa 1,5 milioni.
Questo vorrebbe dire che le camere dovrebbero essere affittate a più di 8000 Euro cadauna, il che è molto difficile. Vorrebbe dire un fatturato obiettivo annuo per camera di quasi 27mila euro ed un peso dell'affitto sul fatturato quasi del 30 percento. Probabilmente questi sono numeri possibili introducendo un ulteriore elemento di cambiamento. Abbandonare il concetto tutto italiano della gestione come locazione immobiliare o affitto d'azienda, ed introdurre il concetto anglosassone del management in nome e per conto.
Siamo quindi in una situazione apparentemente senza uscita, anche se qualche idea con qualche amico l'abbiamo sviluppata.
Ogni soluzione che potrebbe funzionare deve prendere spunto dal fatto che:
a) incentivare l'acquisto di hotel da parte dei gestori è positivo, ma dobbiamo renderci conto che avrà un effetto molto limitato, e poi che ingessa la città così come è adesso. Non sono sicuro che sia una cosa davvero buona, guardando all'evoluzione delle esigenze e dell'offerta turistica come si sta sviluppando lungo le rive del Mediterraneo.
b) la soluzione deve prevedere un ridisegno della città sia per il bene della città ma anche della proprietà/gestore, dando vita ad una città turistica più appetibile contenitore di tante opportunità per tante tipologie diverse di turisti.
Io credo che il lavoro così appassionato svolto presso il Sealinelab e l'Università di Ferrara sia un ottimo punto di avvio per completare la riflessione intorno a questi temi, dando la possibilità di sfruttare la crisi (che è davvero molto pesante) per dare forma a idee innovative e soluzioni più avanzate, coinvolgendo in un'attività sperimentale sia gli enti di ricerca, i privati (proprietà e gestori), gli enti pubblici.
La fotografia qui in alto mostra un pezzetto della città di Riccione, vista dal terrazzo più alto del Palazzo dei Congressi.
===
Le ipotesi di redditività solo appartamento di un hotel di 30 camere qui sopra descritte possono essere ricalcolate in questo modo:
Ricavo totale in HB FB di circa 400.000 Euro (360 mila escluso IVA)
Ma se pagano 90 mila di affitto..........
Rimangono 270 mila
-2 cucina
-2 pulizie
-1 cameriere sala/bar
Considerando che sono pochissimi e che gli faranno lavorare 14 ore al
giorno......costeranno anche almeno 3500/mese = 22 ULM (unità lavorate mese)
x 3500 = 77 mila
rimangono 200 mila, togli:
- food (se hanno fatto 7 mila presenze - considerando che sono in
FB e che si fa anche pesce.... il costo food sarà di 8-10 eu/pax (se sono bravi a
fare economia) = 70 mila
- beverage - almeno 20 mila
- altro materiale di consumo (detersivi, carta igienica, linea
cortesia......
- lavanderia,
- energia
- costi di manutenzione
- reintegri stoviglie (piatti, bicchieri, posate)
gli rimane veramente poco 60-70 mila...da tassare
sabato 5 maggio 2012
Disperazione e scoramento: basta piangere.
Italians Beppe Severgnini Filippo Berto
Copio da FB il post di oggi di Filippo Donati, presidente Asshotel: "mi telefonano colleghi da tutta Italia, non reggono più la crisi. C'è chi non sa nemmeno se riuscirà ad aprire il proprio albergo questa estate.......posti di lavoro in meno, e di molto.......disperazione, scoramento. Ravenna non fa eccezione...ma io a chi telefono ?!?!?"
Pochi minuti fa un amico davvero ricco mi scrive: "sono dovuto andare in Romania per gestire alcune questioni...il mio desiderio di non restare in Italia temo non sia ancora del tutto sopito....". Insomma se ne va? Anche lui?
Terzo: un mio carissimo amico, piccolo imprenditore, è da qualche giorno in Australia, e chissà se torna. A luglio trasferisce moglie e figlio dopo aver venduto le automobili.
Contemporaneamente Beppe Severgnini ieri ha coordinato una bellissima iniziativa raccontando la storia di dieci italiani (più o meno giovani, ma tutti straordinari) che ci credono ancora, che innovano, che "vogliono lasciare un segno". Per rivederla vai a http://nuovitalians.telecomitalia.com/live/
Tra questi un altro amico che conobbi nel 2001, quando iniziava ad usare internet per vendere le sue poltrone, salotti, letti. Disintermediare insomma. Oggi possiamo dire che il suo successo è meritato? (bravo Filippo Berto )
Adesso adesso mi è arrivata una telefonata, sono stato interrotto da un imprenditore che dice... "Fare del nuovo (nuove costruzioni) non ha più senso, ma il vecchio dobbiamo recuperarlo e gestirlo, dando razionalità e riducendo i costi". Chiedo io: "Lo facciamo gestire a chi (anche imprenditori) ci ha condotto in questa situazione?" Mi risponde:"No, perchè chi ha capacità di investire vuole dare i soldi a persone serie". Ecco il punto. In giro si sente dire, quello ha impuffato quello, e quest'altro ha impuffato l'altro. Italia paese di impuffatori?
Sento le critiche a Monti e sulle sue politiche recessive. Chiaro. Ma sono "sue" di Monti le politiche recessive? Oppure sono state le spese sbagliate dei precedenti 10 governi a portarci fin qui? (La sciocchezza che la crisi è internazionale perchè vale solo per Spagna, Portogallo e Grecia, e Italia?)
Sento le critiche a Monti. Ma chi ha dato della "culona" alla Merkel, l'ha lasciata con la mano in aria fin che telefonava a una Olgettina? Chi ha la responsabilità di non aver visto quello che stava succedendo? Chi diceva che i ristoranti erano pieni e la crisi non c'era? Chi spendeva soldi pubblici così male che adesso non ce n'è più nemmeno per le buche (crateri) delle strade di Reggio Emilia? Chi ha sostenuto la domanda con le leggi Tremonti (che a mio parere sono state una delle cause del disastro italiano? Investire in capannoni e non in idee).
E prima ancora chi ha tirato giù il primo governo Prodi il 4 ottobre 1998?
O chi ha presentato Scilipoti alle elezioni? E Calearo? E Fini e Casini che oggi fanno le verginelle? Ma!?
Di responsabili ce ne sono molti. Ma ...adesso basta con l'ottimismo di facciata, ma anche basta piangerci addosso! Nessuno ci tira fuori dalla nutella, ce la dobbiamo cavare da soli.
Individuare le cose da fare e farle. Cose che hanno senso. Che avrebbero avuto senso anche dieci anni fa, ma ... i "vincenti" erano altri.
Per il turismo l'ho detto e scritto. Non basta la promozione, bisogna tornare a occuparci di prodotto (inteso come città turistica e servizio).
Poi ci sono altre cose urgenti: tre in particolare.
1. L'Italia ha un grande debito pubblico. Si dice che non possiamo smettere di pagare. Va bene. Il tentativo è quello di interromperne la crescita. Poi avremo molti anni per ridurlo. Il debito l'abbiamo fatto noi (putroppo abbiamo dato delega a chi non se la meritava) e lo dobbiamo pagare noi.
Il governo deve chiarire bene che chi investe il proprio denaro in attività produttive verrà in qualche modo protetto. Altrimenti chi investe più in Italia?
2. Le persone facoltose italiane che hanno capitali disponibili, devono trovare delle formule per impiegare il proprio denaro in investimenti produttivi - almeno in parte - in Italia. L'Italia vi ha fatti ricchi avete un debito di riconoscenza verso il vostro Paese, verso gli uomini e le donne che hanno lavorato per voi e vi hanno permesso di diventare ricchi. Oppure odiate a tal punto l'Italia e gli Italiani da lasciarli andare in malora?
3. I delinquenti, anche delinquenti economici: semplicemente in galera.
I tempi sono strettissimi. Il governo deve "battere un colpo". Adesso.
Deve permettere a tutti gli Italians che ci sono di prendere coraggio, e tornare a crederci.
P.S. Una domanda cui nessuno mi ha ancora risposto. All'evento di ieri Nuovi Italians Crescono, c'erano dieci imprenditori del Veneto, Emilia Romagna, Lombardia. Perchè solo da quelle tre regioni?
mercoledì 25 aprile 2012
Riviera romagnola: "Hotel troppo vecchi e caos"
A novembre PLANETHOTEL.NET ha organizzato una giornata di studio nazionale su Urban Design & Hotel Industry, mettendo al centro del dibattito la mancanza di investimenti coerenti e pianificati sulle città turistiche, soprattutto di costa.
In quell'occasione era uscita una intervista a quattro voci che fu pubblicata sul Resto del Carlino, e che alla luce del dibattito odierno val la pena riprendere.
Per questo avevamo invitato l'assessore Melucci dell'Emilia Romagna, e l'assessore Marson della Toscana, sindaci di Riccione, Pesaro, Follonica, Pisa. Erano intervenuti in quella giornata di studio, professori universitari come il prof. Carta di Palermo e il prof. Piccinato di Roma. Architetti ed operatori come l'arch Luca Scacchetti, e l'arch. Marco Piva.
Buona parte del dibattito è stato registrato ed è disponibile sul sito di PLANETHOTEL.NET.
Prima e dopo quel convegno abbiamo scritto sul tema e siamo intervenuti con insistenza, in dibattiti pubblici e incontri riservati.
Il 25 gennaio abbiamo partecipato alla Conferenza sul turismo, organizzata dalla Commissione parlamentare presieduta dall' On. Mantini.
In marzo abbiamo parlato davanti al Ministro Gnudi e al presidente di Unioncamere in occasione della presentazione del volume Impresa Turismo.
Nel frattempo abbiamo incontrato assessori, e sindaci, per convincerli ad imboccare la strada del rinnovo urbanistico delle città turistiche, soprattutto quelle di costa, che sono nate prima, e si sono sviluppate in anni in cui le necessità ed i servizi richiesti dal cliente erano diversi da quelli richiesti oggi.
Oggi il tema viene affrontato in poche righe dalle linee guida per la promozione turistica dell'Emilia Romagna, e ovviamente, vista l'autorevolezza della fonte, sorge una polemica tra chi accetta e chi respinge una interpretazione forse troppo schematica di un argomento che a nostro parere richiede molta attenzione ed un approccio pacato, più tecnico-scientifico che un approccio gridato.
Il problema l'abbiamo chiarito da molto tempo, è quello di approfittare della necessità di rinnovo delle strutture alberghiere per ripensare (in fretta) il ruolo delle città turistiche, prima che i cambiamenti che stanno iniziando sulle sponde del Mediterraneo rendano poi impossibile modificare dei trend negativi che se si dovessero innescare o approfondire, lascerebbero la nostra economia senza una fonte importante di reddito.
Questo va fatto subito, in maniera tecnico scientifica, con l'ovvia condivisione delle finalità e dei valori sui quali c'è un ampio consenso, ma con intelligenza, e flessibilità, con soluzioni "taylor made", senza preclusioni ideologiche, che hanno il difetto di bloccare il rinnovamento oramai indifferibile.
Sostenibilità è la parola chiave, che significa sostenibilità ambientale, difesa del bello che abbiamo, ma significa anche sostenibilità economica. Perchè l'obiettivo oramai è chiaro, non è permettere agli speculatori di guadagnare milioni da rapinare al territorio, ma di creare opportunità vere di lavoro per chi ha desiderio e necessità di lavorare.
I temi del turismo e dell'urbanistica sono temi di competenza regionale, e questa per me è una grande fortuna.
E' necessario che i due assessorati si parlino. E producano uno sforzo di pianificazione innovativo, in modo che l'urbanistica si metta al servizio della grande risorsa turistica regionale.
Così come oggi a livello economico nazionale stiamo patendo la miopia di una classe politica che tra il 1993 ed oggi, per vent'anni ha perso ogni opportunità di cambiamento, è fondamentale che operatori del turismo, sindaci ed assessori regionali, pianificatori e tecnici non perdano l'occasione posta dalla attuale situazione di crisi, per definire una visione da perseguire nei prossimi vent'anni.
Chi non vorrà farlo sarà responsabile.
Qualche giorno fa ho ricordato su queste pagine l'azione di Cavour.
Anche in regione servirebbe un "Cavour" (anzi ne servirebbero tanti quanti sono i sindaci e gli assessori), che sposi l'innovazione con la conservazione del bello e del sostenibile.
Ma che lo faccia.
E lo faccia adesso.
In quell'occasione era uscita una intervista a quattro voci che fu pubblicata sul Resto del Carlino, e che alla luce del dibattito odierno val la pena riprendere.
Per questo avevamo invitato l'assessore Melucci dell'Emilia Romagna, e l'assessore Marson della Toscana, sindaci di Riccione, Pesaro, Follonica, Pisa. Erano intervenuti in quella giornata di studio, professori universitari come il prof. Carta di Palermo e il prof. Piccinato di Roma. Architetti ed operatori come l'arch Luca Scacchetti, e l'arch. Marco Piva.
Buona parte del dibattito è stato registrato ed è disponibile sul sito di PLANETHOTEL.NET.
Prima e dopo quel convegno abbiamo scritto sul tema e siamo intervenuti con insistenza, in dibattiti pubblici e incontri riservati.
Il 25 gennaio abbiamo partecipato alla Conferenza sul turismo, organizzata dalla Commissione parlamentare presieduta dall' On. Mantini.
In marzo abbiamo parlato davanti al Ministro Gnudi e al presidente di Unioncamere in occasione della presentazione del volume Impresa Turismo.
Nel frattempo abbiamo incontrato assessori, e sindaci, per convincerli ad imboccare la strada del rinnovo urbanistico delle città turistiche, soprattutto quelle di costa, che sono nate prima, e si sono sviluppate in anni in cui le necessità ed i servizi richiesti dal cliente erano diversi da quelli richiesti oggi.
Oggi il tema viene affrontato in poche righe dalle linee guida per la promozione turistica dell'Emilia Romagna, e ovviamente, vista l'autorevolezza della fonte, sorge una polemica tra chi accetta e chi respinge una interpretazione forse troppo schematica di un argomento che a nostro parere richiede molta attenzione ed un approccio pacato, più tecnico-scientifico che un approccio gridato.
Il problema l'abbiamo chiarito da molto tempo, è quello di approfittare della necessità di rinnovo delle strutture alberghiere per ripensare (in fretta) il ruolo delle città turistiche, prima che i cambiamenti che stanno iniziando sulle sponde del Mediterraneo rendano poi impossibile modificare dei trend negativi che se si dovessero innescare o approfondire, lascerebbero la nostra economia senza una fonte importante di reddito.
Questo va fatto subito, in maniera tecnico scientifica, con l'ovvia condivisione delle finalità e dei valori sui quali c'è un ampio consenso, ma con intelligenza, e flessibilità, con soluzioni "taylor made", senza preclusioni ideologiche, che hanno il difetto di bloccare il rinnovamento oramai indifferibile.
Sostenibilità è la parola chiave, che significa sostenibilità ambientale, difesa del bello che abbiamo, ma significa anche sostenibilità economica. Perchè l'obiettivo oramai è chiaro, non è permettere agli speculatori di guadagnare milioni da rapinare al territorio, ma di creare opportunità vere di lavoro per chi ha desiderio e necessità di lavorare.
I temi del turismo e dell'urbanistica sono temi di competenza regionale, e questa per me è una grande fortuna.
E' necessario che i due assessorati si parlino. E producano uno sforzo di pianificazione innovativo, in modo che l'urbanistica si metta al servizio della grande risorsa turistica regionale.
Così come oggi a livello economico nazionale stiamo patendo la miopia di una classe politica che tra il 1993 ed oggi, per vent'anni ha perso ogni opportunità di cambiamento, è fondamentale che operatori del turismo, sindaci ed assessori regionali, pianificatori e tecnici non perdano l'occasione posta dalla attuale situazione di crisi, per definire una visione da perseguire nei prossimi vent'anni.
Chi non vorrà farlo sarà responsabile.
Qualche giorno fa ho ricordato su queste pagine l'azione di Cavour.
Anche in regione servirebbe un "Cavour" (anzi ne servirebbero tanti quanti sono i sindaci e gli assessori), che sposi l'innovazione con la conservazione del bello e del sostenibile.
Ma che lo faccia.
E lo faccia adesso.
sabato 21 aprile 2012
Imparate da Camillo Benso Conte di Cavour
Cavour
ebbe un ruolo chiave nel far progredire l'Italia dell'Ottocento, a
scuola si studia il suo impegno per le ferrovie e l'agricoltura. Pochi
forse sanno che fu anche Ministro delle Marina ed in tale veste dovette
scontrarsi con gli ufficiali superiori, più che altro reazionari, che si
opponevano finanche all'introduzione della navigazione a vapore. (fu
lui a promuovere la nascita dell' Ansaldo).
Fra gli ispiratori di Cavour fu il filosofo inglese Jeremy Bentham che
scrisse il "Traité de législation civile et pénale", in cui si enunciava
il principio politico «Misura del giusto e dell'ingiusto è soltanto la
massima felicità del maggior numero»
Temo che il ruolo di
Signor NO, motivato da interessi personali o da semplice ignoranza
ideologica, sia molto diffuso tra gli "ufficiali superiori" di ogni
settore, assai timorosi delle innovazioni, i quali hanno incontrato
negli scorsi venti o trent'anni molti politici e ministri incapaci di
fare come Cavour e combattere le proprie battaglie per il bene dei
molti.
Cavour morì a circa 50 anni, ed in così poco tempo seppe
imprimere una forte accelerazione alle vicende politiche del proprio
tempo, a dimostrazione che a volte è meglio essere un po' più coraggiosi
e "rivoluzionari" piuttosto che agire, come agiscono moltissimi dei
nostri politici che fanno dell'attendismo una regola.
Certo. Bisogna combattere.
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