martedì 27 ottobre 2020

Securitization

 

In questa lettera introduciamo in modo semplice, per non addetti ai lavori, il concetto di securitization.


Per farlo dobbiamo parlare del Lussemburgo, perchè è il paese che ha dato maggiore attenzione allo strumento, dove oggi vi sono oltre 1000 società che offrono servizi di "securisation" con svariate migliaia di comparti.

Quelle società (Securitisation Company del Lussemburgo) sono veicoli legali ed autorizzati che possono creare un comparto per ciascun singolo cliente o asset, e dematerializzare asset tangibili, attraverso l'emissione di certificati (NOTES) che rappresentano l'ammontare e la proprietà del vostro asset.

Si tratta di una tecnica finanziaria sempre più diffusa nel panorama economico finanziario riservata a detentori di patrimoni (spesso illiquidi) allo scopo di attingere risorse finanziarie aggiuntive. La sua diffusione come strumento per la raccolta di finanziamenti e come fonte alternativa di reddito è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, tanto nel settore privato quanto in quello pubblico, divenendo una delle componenti principali del cosiddetto "sistema bancario ombra".

Tecnicamente è un processo attraverso il quale una o più attività finanziarie indivise ed illiquide, in grado di generare dei flussi di cassa, vengono "trasformate" in attività divise e vendibili.





Dopo la crisi del 2008-2009, sono stati numerosi i provvedimenti legislativi e regolamentari che hanno riguardato il settore finanziario, e la securitisation in particolare, che oggi viene nuovamente vista come un meccanismo utile per favorire il trasferimento dei rischi e per incrementare la capacità delle banche di liberare risorse ulteriori da destinare al finanziamento dell'economia, divenendo, di fatto, un "ponte" naturale tra il credito di origine bancaria e la finanza basata sul mercato.

Il Lussemburgo ha dedicato molta attenzione (e leggi mirate) al tema, a partire dalla legge sulla Securitization del 22.04.2004. Si consideri che nel 2018 il totale del valore dei veicoli di Securitization era di oltre 44 miliardi di Euro, con un incremento di ben € 2,1 miliardi rispetto all'anno precedente.

I due vantaggi principali del Securitization Vehicle lussemburghese - anche confrontandolo con altri veicoli - sono l'estrema flessibilità, soprattutto a riguardo la forma del veicolo utilizzato, e le tipologie di asset che si possono utilizzare, oltre alla sua neutralità fiscale (su questo in Lussemburgo sono sempre molto attenti: costi fiscali e tasse minimali e nessuna IVA sul management fee da parte della società di gestione).

Così chi avesse già un patrimonio immobiliare (alberghiero) che produce un reddito costante - per quanto limitato, a fronte di un immobilizzazione significativa - può utilizzarlo per fare nuovi investimenti, sia mobiliari che immobiliari. Si tratta di una delle possibilità che strumenti finanziari mettono a disposizione degli investitori che vogliano far crescere la propria attività e svilppare la propria azienda.

Il mondo alberghiero italiano potrebbe ricavarne molti vantaggi, per uno sviluppo in patria ma anche all'estero. Società nostre partner sono in grado di strutturare un comparto dedicato e completamente segregato, per gli asset, siano essi liquidi o illiquidi, di un singolo soggetto.



sabato 11 luglio 2020

Les Echos - L'hôtellerie italienne est une proie facile pour les mafias




Publié le 2 juil. 2020 à 11h30
La mafia ne prend jamais de vacances. Encore moins en pleine crise économique. Et celle provoquée par la pandémie de Covid-19 a mis à genoux le secteur hôtelier italien qui, selon sa fédération professionnelle, devrait perdre cette année pas loin de 40 % de son chiffre d'affaires, selon les estimations les plus optimistes. D'autres évoquent un effondrement jusqu'à plus de 70 %.
A l'issue de la période de confinement, seuls 40 % des établissements ont rouvert, tandis qu'à Rome 9 sur 10 sont toujours porte close. Au coeur de la saison estivale, en août, 21 % des hôtels devraient rester fermés, faute de touristes étrangers dans la péninsule, notamment chinois, américains et russes, malgré la réouverture des frontières.

Véritable aubaine

Une véritable aubaine pour les organisations criminelles, y compris celles d'Europe de l'Est, qui n'ont que l'embarras du choix pour investir dans un secteur qui compte 33.000 hôtels, pour un total de plus de 1 million de chambres. Selon le procureur antimafia Nicola Gratteri, ces mafias peuvent ainsi recycler l'argent sale, y développer leurs activités liées à la drogue et à la prostitution, donner à certains de ses membres un « emploi respectable » ou, tout simplement, diversifier leurs sources de revenus. Sans oublier la possibilité de bénéficier des milliards d'euros d'aides européennes promis pour soutenir les entreprises en difficulté.
La criminalité organisée multiplie donc les contacts avec des hôteliers souvent endettés, sans clients, face à des banques sourdes à leurs demandes de prêts et toujours dans l'attente de l'aide du gouvernement. Des « offres prédatrices » lancées par des intermédiaires de la Mafia sicilienne, de la Ndrangheta (la mafia calabraise) ou de la Camorra napolitaine.

Changements de propriété suspects

L'alarme a été lancée sur la côte romagnole par le préfet de Rimini, Alessandra Camporota : « les mafias vont profiter du virus pour s'infiltrer, mais nous serons attentifs aux changements de propriété suspects ». Or, ceux-ci se sont multipliés de la Sicile à la Vénétie en passant par des régions jusqu'alors plutôt épargnées, comme l'Ombrie. Une centaine a été signalée par la fédération Federalberghi et passées au crible par la police financière.
Le ministère de l'Intérieur exige de tous les préfets la plus extrême vigilance. « Cela concerne surtout les petites structures qui constituent l'écrasante majorité du parc hôtelier », explique Raffaello Zanini, un consultant auprès des investisseurs. A part quelques grands établissements, l'Italie compte surtout de petites entreprises familiales très peu capitalisées et endettées.
Nombre de crédits non performants (NPL, pour Non Performing Loans) dont les banques italiennes ont tant de mal à se débarrasser concernent d'ailleurs des hôtels. Leurs propriétaires, souvent âgés, redoutent non seulement la perte du bien immobilier mais aussi la disparition de leur source de revenus. « Alors quand on vient leur proposer de reprendre une activité qui est sur le point de faire faillite en s'occupant de leurs dettes et en leur laissant la gestion, la tentation est grande », remarque cet expert.


giovedì 9 luglio 2020

Ancora sul Trust, strumento principe dell' Asset Protection




Torno volentieri sul concetto di Trust, perché per la cultura giuridica italiana è ancora nella fase dei primi passi, nonostante negli ultimi vent’anni le sentenze a proposito siano state numerose e spesso concordanti, al contrario esso è un istituto ben consolidato, e oso dire antico, per la “common law”, cui si fa spesso riferimento, in particolare per i Trust secondo la legge del Jersey.

Controllo, gestione ed amministrazione di beni, di eredità, rappresentanza di partecipazioni societarie qualificate e non, garanzie di adempimento previste contrattualmente, esecuzione e/o verifica di presupposti all’esecuzione di contratti, sono alcune tra le ragioni che possono giustificare ed a volte rendere quanto mai opportuna, se non necessaria, la costituzione di un Trust.

Quando un imprenditore o un investitore (italiano) pensa al proprio patrimonio, pensa a diritto di proprietà, diritto d’uso, e beneficiario come un tutt’uno. Nel caso del Trust non è così.
Il concetto base e lo scopo del Trust è la separazione della proprietà di alcuni beni del Settlor (colui che costituisce il Trust), attribuendoli alla gestione di un Trustee per un determinato scopo, generalmente a vantaggio di alcuni Beneficiari.
I soggetti che intervengono nella costituzione di un Trust sono tre:
a) Il Settlor (il proprietario originario del bene costituito in Trust)
b) Il Trustee (chi acquisisce la proprietà del bene finalizzata allo scopo indicato dal Settlor)
c) Il/i Beneficiari
In alcuni casi può essere indicato anche un Protector che ha lo scopo di controllare che la volontà del Settlor sia rispettata.

In un contesto di abbinamento di diversi strumenti di pianificazione patrimoniale e/o societaria, anche le società fiduciarie possono essere incaricate di fare il ruolo di Trustee, ovvero di gestore del Trust (utilizzo già sperimentato nell’ambito dei Trust costituiti all’estero): si consiglia una fiduciaria italiana o svizzera, la quale possa garantire indipendenza e imparzialità nello svolgimento del proprio ruolo.






Il Trustee infatti assume obblighi solamente nei confronti dei Beneficiari, non invece nei confronti del Settlor il quale, con la costituzione del Trust, perde qualsivoglia controllo o potere nei confronti del Trustee (a meno che egli stesso assuma la veste di Trustee, di Beneficiario o di Protector). Si consideri poi che il Beneficiario può essere sempre modificato, così come il Settlor può dare indicazioni al Trustee di scegliere un diverso beneficiario a seconda dell’avverarsi di alcuni eventi.

Se istituito il Protector, ha poteri di controllo dell’attività del Trustee, di verifica del compimento dei suoi obblighi e del perseguimento degli scopi per cui il Trust è stato istituito. La figura del Protector consente anche di evitare l’assimilazione / reinterpretazione del contratto di Trust in semplice contratto di mandato o contratto fiduciario: infatti quest’ultimo ha solamente due figure, il mandante e il mandatario (oppure il fiduciante e il fiduciario). In altre parole, un Trust con solamente un Settlor ed un Trustee può essere giuridicamente ricondotto ad un contratto del codice civile. La figura del Protector inserisce invece un terzo soggetto che qualifica indiscutibilmente il contratto di Trust come tale (tipico della “Common Law”).

Il Trust può essere utilizzato per assicurare la separazione del patrimonio personale dell’imprenditore da quello dell’azienda, garantendo che esso non possa essere aggredito da terzi che vantano diritti nei confronti dell’azienda. In aggiunta il patrimonio del Trust è segregato anche dal patrimonio del Trustee, e da quello dei Beneficiari. Per questo motivo l’istituto del Trust va attentamente valutato in ogni azione di Asset Protection.

La giurisprudenza italiana si è giustamente interessata ai casi in cui l’utilizzo del Trust era stato concepito per sottrarre, in modo evidentemente fraudolento, alcuni asset alle pretese di creditori, e questo è avvento con un crescente numero di sentenze. Come ho già rilevato altrove, la protezione del proprio patrimonio deve avvenire prima che sorgano i problemi. Quando invece i problemi sono oramai sorti, tutti gli ordinamenti sono in grado di proteggere i creditori che, a giusta ragione, richiedono l’intervento del giudice.
D’altro canto quello che accomuna tutte le sentenze avverse a Trust “truffaldini”, è la piena coerenza delle motivazioni adottate, che denota un sentire comune circa alcuni punti fondamentali dei trust, cosa che non può che rappresentare un positivo elemento di certezza per coloro che utilizzano questo istituto: l’attenta analisi svolta sulle pronunce dimostra come il ricorso abusivo allo strumento non possa sperare di ricevere protezione da parte dell’ordinamento.

Quindi, è probabilmente questa una delle attenzioni maggiori che deve porre in essere il disponente di un trust, ossia la presenza di situazioni debitorie a suo carico, che possono determinare in futuro l’azione revocatoria.

Assai interessante a mio avviso l’utilizzo del Trust nei procedimenti di separazione e di divorzio perché esso può servire per dare una sistemazione ai beni comuni, risolvendo le controversie insorte circa l’intestazione e l’utilizzo degli stessi, con lo scopo anche di garantire il mantenimento dei figli fino al raggiungimento dell’indipendenza economica (M. Dogliotti, F. Piccaluga, I  trust nella crisi della famiglia , in  Fam. e dir. , 2003, 301)
Così,l’istituzione di un trust può essere inserita nel verbale di separazione consensuale dei coniugi, soggetto poi all’omologazione, o nel ricorso congiunto di divorzio e confermato nella successiva sentenza del tribunale.
I trust potrebbero essere compresi nell’ampia nozione di “idonea  garanzia reale e personale” che il giudice può stabilire a carico dell’obbligato, a i sensi dell’articolo  156, c. 3  c.c. e dell’art. 8, c. 1 della L. div.  n. 898/1970.
La casa conferita in trust, regolato dalla legge del Jersey, fuoriesce così in via definitiva dal patrimonio dei disponesti (i genitori divorziandi). Un esempio è il Trust, in cui l’ufficio di trustee è affidato alla madre, che mira a salvaguardare il soddisfacimento delle esigenze abitative delle minori ed il loro mantenimento fino al completamento del ciclo di studi ed al raggiungimento dell’autosufficienza economica e, comunque, fino al compimento del ventiseiesimo anno di età della figlia più giovane.

Un altro caso molto rilevante di utilizzo del Trust è quello in cui diventa mezzo di tutela dei soggetti svantaggiati.
L’amministrazione di sostegno, introdotta nell’ordinamento dalla Legge 9 gennaio 2004 , n. 6, si applica a persone che “per effetto di una infermità o di una menomazione fisica o psichica si  trovino nell’impossibilità, anche parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi”.
La genericità del dettato normativo lascia spazio ad un’amplia applicazione pratica.

Infine, un caso particolare dell’utilizzo del Trust è quello in presenza di beni culturali.
Il trust – i cui effetti, è bene evidenziarlo, non sono in alcun modo riproducibili mediante l’utilizzo combinato degli istituti civilistici presenti nell’ordinamento giuridico italiano  – , consente  di creare un vero e proprio sistema giuridico su misura, una sorta di solida cassaforte giuridica “speciale” nel cui forziere può essere custodita qualsivoglia tipologia di beni (mobili, immobili,  mobili registrati, quote societarie, crediti futuri), ivi compresi i beni artistici. Appare dunque  evidente l’utilità che deriva dall’istituzione di un trust per la gestione, e, quindi, la tutela e/o il  trasferimento anche di beni culturali.
Infatti, qualora un soggetto, persona fisica o giuridica, possieda beni di particolare valore artistico  (ad esempio una collezione di opere d’arte, od anche le proprie opere di artista), potrebbe decidere di vincolare detti beni mediante la costituzione di un trust, con tutti i vantaggi in precedenza descritti in termini di effetti segregativi dei beni che discendono dal trust medesimo, di guisa che siffatto patrimonio artistico viene anche coperto da anonimato e segretezza, con l’ulteriore conseguenza che allo stesso risulta assicurata una destinazione unitaria post mortem di disciplina in ambito familiare della successione ereditaria, ovvero di devoluzione dei beni ad enti che li usano per istituire musei o per seguire altre pubbliche finalità (es. allestire mostre; etc.)

Un caso particolare è l’utilizzo del Trust a seguito di successione di fondatore di azienda.
In questo caso ci si può trovare di fronte a due o più successori, e si potrebbe porre il problema della scelta di chi dovrà assumere il comando dell’azienda.
La circostanza che può indurre alla costituzione del trust è rappresentata dalla necessità dell’imprenditore di individuare un successore competente. La segregazione tra i beni del settlor (il capofamiglia), il trustee (che gestisce il trust per conto del capofamiglia), e i beneficiari (indicativamente i figli) permette al trustee di prendere decisioni relative alla gestione dell’azienda, allo scopo di rispettare le indicazioni del Settlor e di massimizzare il beneficio per gli eredi, a volte anche rimandando il momento della decisione all’avverarsi di condizioni previste dal Settlor.

lunedì 25 maggio 2020

Come finanziare la crescita della tua catena alberghiera

Grazie a Giulio Biasion, che sul numero 62 de www.albergo-magazine.it ha pubblicato un resoconto del seminario sul tema del finanziamento delle catene aberghiere.



sabato 25 aprile 2020

Il turismo e il rischio Mafie

L’allarme è stato lanciato dal prefetto di Rimini, Alessandra Camporota. La criminalità organizzata, soprattutto nelle aree a più elevata vocazione turistica (come appunto la Riviera romagnola), potrebbe sfruttare le difficoltà di molti imprenditori alberghieri, per rilevarne le attività a basso costo oppure  foraggiando con denaro fresco (e sporco) una liquidità intaccata dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Ne parliamo con Raffaello Zanini, fondatore del portale Planethotel.net






 

lunedì 29 luglio 2019

AirBnB e overtourism - Intervista a Radio 1 Rai 1






Intervista sul tema della città turistica, dell'overtourism, e di AirBnB a Raffaello Zanini del 29 luglio 2019, di Carlo Cianetti di Mattino Radio 1 Rai





martedì 3 luglio 2018

Perchè urbanistica e investimenti sono importanti per il Turismo

Riapro brevemente questo blog, per salutare GianMarco Centinaio nuovo ministro del Turismo, nonchè dell' Agricoltura, e del migliore Made In Italy.

Il Turismo è materia regionale, ancor più dal 2001, grazie alla riforma costituzionale voluta dall'allora Centro Sinistra.
Quindi il Ministro dovrà scontrarsi con (e se sarà bravo, coordinare) le Regioni.
Fortuna vuole che dalla sua abbia una serie di regioni "turistiche" a guida leghista, o CDx (come Lombardia, Veneto, Friuli, Sicilia, Aosta, certo mancano Toscana ed Emilia Romagna, e Lazio che fanno un po' i primi della classe a volte rompiscatole).

Oggi il Turismo è molta promozione e poca progettazione del prodotto, che viene lasciato alla spontaneità dei privati, dei diecimila comuni, cui si aggiungono di quando in quando alcune opere pubbliche (strade, aeroporti, ecc.)

Alla voce "Turismo" afferiscono fiumi di denaro pubblico, contributi, sostegni, stampelle, aiutini, quasi tutti spesi senza un vero criterio, il cui costo di gestione è superiore a quanto viene effettivamente investito. Quei contributi vanno sovente a finire nelle tasche di chi comunque avrebbe fatto l'investimento anche senza alcun contributo.

E arrivo al dunque.

Nel mondo ci sono trilioni di Euro che cercano collocazione in investimenti fruttuosi.

Non c'è dubbio che il Turismo italiano potrebbe essere uno dei destinatari di quegli investimenti, ed io personalmente di tanto in tanto intercetto degli investitori interessati, ma...

Ma, mi si dice che:
1) mancano i progetti "pronti" su cui investire, soprattutto progetti di taglio abbastanza grande da essere interessanti per i grandi investitori planetari (per molti dei quali 100 milioni di Euro di investimento è il minimo che prendono in considerazione)
2) manca un piano di agevolazioni (anche fiscali) che rendano appetibile un investimento (green field)
3) manca un coordinamento urbanistico-burocratico che renda facile intervenire

Credo che il Ministro dovrebbe preoccuparsi di coordinare i ministeri e le regioni per rendere attraente l'investimento in poche "Città Turistiche". E' una sfida strardinaria, che si può affrontare, ricordando che ITALY IS SEXY.

Proprio perchè credo che in Italia non vi siano (oggi) le condizioni per investire, io sto personalmente portando avanti un altro progetto, rivolto all'estero. Ma se le cose cambiano, sono il primo ad essere felice.

Questa cosa non dipende dalla società civile, ma dalla capacità che avrà il ministro a coordinare pochi decisori, mostrando un obiettivo di medio lungo periodo, e indirizzando i piccoli passi concreti.
E' un'operazione a costo pressochè nullo.
Ma serve molta determinazione, che non manca.